Un vecchio racconto, congelato sul mio vecchio blog.

Lei aveva le vene blu e la testa futile. Non sapeva perchè respirasse, sapeva solo in qualche modo esistere.
Mordicchiandosi avidamente le labbra rosse, sedeva rannicchiata sul letto profumato. In canotta e slip a cuoricini sfogliava distrattamente una rivista per ragazzine, ricercando le ultime novità circa epilazione delle sopraciglia e ceretta a freddo. Chiedendosi se le proposte trucco per la primavera le si confacessero, aspettava Lui.
Lui aveva ciocche di setosi capelli a ricadere sugli occhi e lo sguardo perso. Era perfettamente conscio del suo essere, sebbene talvolta si sentisse impotente.
Mentre si sciacquava il viso dai lineamenti violenti canticchiava canzoni fin troppo allegre per quella domenica mattina. Si guardò le braccia emaciate e si compiacque della propria magrezza. Anche lei l'adorava, quando la stringeva forte e poteva avvertire l'ossuto sterno e le esili braccia.
Ginger e Tray. Due solitudini strette in un abbraccio. Due protoni impazziti le cui cariche non s'incontrano mai.
Lei aveva sempre avuto tutto. Una teppistella viziata dalla lacrima facile. Necessitava abbracci più dell'aria che respirava. Necessitava falangi intrecciate alle sue per affrontare il mondo, per sfuggire all'apatia.
Lui non aveva mai avuto nulla. Un cane di strada che aveva imparato a ringhiare troppo presto. Necessitava conferme per il proprio ego più dell'aria che respirava. Necessitava falangi ad accarezzargli l'anima, per non pensare, per sfuggire al cieco odio.
Ginger si contorceva sul letto come sinuosa serpe. Con la schiena inarcata e le pupille ribaltate, rivelava il suo fragile corpo adolescenziale. La sua pelle bianca profumava di caramelle e rimpianto. Le fragili gambe cosparse di lividi, i piccoli seni, i lunghi capelli rosa.
Lui si sedette accanto a lei, alla fine. Si guardarono negli occhi a lungo, come due animali terrorizzati. Come due angeli pervasi d'empatia. Gli occhi di lei erano stelle dorate. Gli occhi di lui laghi ghiacciati di malinconia.
Lui la strinse piano, quasi avesse paura di spezzarla. Con gli occhi chiusi e la testa tra i suoi morbidi capelli.
Non voleva farle male. Ma nemmeno riusciva a evitarlo. Guardando gli ematomi che costellavano il corpo di lei prese a piangere sommessamente.
Lei si fece sempre più vicina. Gli strinse forte le mani, e baciò le sue labbra morbide. Accarezzare il volto di lui era tutto ciò che potesse riempirle il cuore.
E quando lui era in sè, lei volava. Scostò ciocche di capelli neri dall'orecchio di lui.
"Non importa" sussurrò.
"Non importa".